24 settembre 2006

The eyes of Medusa

Every man has his secret sorrows
which the world knows not,
and often times we call a man cold
when he is only sad
(Henry Wadsworth Longfellow)



Avete mai percepito la tristezza nello sguardo di un uomo?
Penso non mi sia mai capitato...gli uomini non lasciano trasparire i loro momenti bui, o almeno non con lo sguardo...
Possiamo infatti diventare taciturni, magari generare pensieri deprimenti, oppure rispondere con inquietanti monosillabi a qualsiasi domanda ci sia posta.
Ancora, semplicemente possiamo "mettere il muso", in cerca di una compagnia che ci tiri su...ma non capirete mai se un uomo è triste solo guardandolo negli occhi.
Tremiamo all'idea di poter essere scoperti in un momento di debolezza così facilmente, e addestriamo il nostro corpo perchè nasconda ogni traccia di tristezza, finchè non vorremo volontariamente mostrarla.

Avete mai guardato negli occhi una donna triste?
Penso mi sia capitato forse migliaia di volte...e, al contrario di ciò che vale per gli uomini, è l'unico modo in cui comunicano il loro male interiore...
Saranno sempre perfette, corrette, perfino più sprezzanti del solito...eppure basterà fissarle dritte negli occhi per comprendere quale sia l'ampiezza della loro privata sofferenza.
Una donna triste ti pietrifica con lo sguardo, come novella Medusa...senza alcun timore, mette alla prova il proprio interlocutore...quando questi dovesse resistere anche ad un solo scambio di occhiate, potrebbe essere giudicato degno di conoscere financo la causa di una tanto complessa e potente reazione.

Così, nell'azzurro compariranno nuvole grigie, come nel cielo d'autunno...il verde diverrà come il mare agitato e spumoso...e il marrone ancora più scuro, ad impedire che si possa distogliere lo sguardo da quel denso, infinito vuoto che cela dietro di se...

Non dovrebbero esistere donne tristi...l'uomo che venga a contatto anche con un unico esemplare, infatti, non riuscirà mai a togliersi quegli sguardi dalla testa, ed è destinato a perdere, per sempre, la propria tranquillità.

15 settembre 2006

Farewell

A scene in Blood on White


And so she passed away

Her eyes so blue
Never had the opportunity to see how deep they were
I knew I was not going to have a chance, still I feel the void
Just as if it was not going to happen, never...

She was denied a life
She was aware of her awkward illness
Clumsy, it ate her since she was a kid

She was not afraid, though
She was just angry
She was not scared
She was just sad

And now she flew away
Left for oblivion
Left for her final journey
And she won't come back

She never dreamt of Heaven and Hell
And I'm sure she won't find any
Cause that would be such an injustice
Such a fucking lie
A lie she never trusted in

We never really met
Though I'll miss you just the same
We will never hug, or kiss, or just touch
Just to feel the other
Just to prove we were real

You were, will I ever be?

I loved you in a strange love
And so you did
So strange to tell
Death did us part

Never forget
Never forgive

She never cried
And now won't I
Cause she'd not have wanted me to

Farewell, Chynthia

09 settembre 2006

Le parole che non ti ho detto

I taste your sorrow, and you taste my pain
Drawn to each other, for every stain
(Pain Of Salvation, "Ashes")



Quante parole avrò pronunciato il mattino dopo?
Cinquecento? Mille?
Comunque ben poche rispetto a quelle che scambiamo abitualmente...

Perchè ben altre parole giravano ormai da ore nella mia testa, parole che non ero sicuro di voler pronunciare, che non ero sicuro di pensare davvero, ancora ebbro dell'emozione della sera prima...

Le scrivo qui, ora, a debita distanza temporale, dopo due notti di una innaturale tranquillità, senza più alcun dubbio ormai sulla loro veridicità...

Scrivo per dirti grazie dell'aver voluto, ancora una volta, condividere con me i tuoi demoni...e per essere stata ad ascoltarmi mentre scendevo nella nera spirale degli interrogativi...e degli incoraggiamenti che mi continuavi a dare, indifferente davanti ai miei (il)logici processi mentali...ma soprattutto grazie del momento in cui mi hai stretto a te, poichè, ecco, quello non sarà mai, mai dimenticato...

Un gesto inaspettato nei tempi, nei modi e specialmente nel risultato...

Non dimenticherò mai il modo in cui mi hai accarezzato, dolcemente, a voler spazzare via i miei pensieri...ogni volta che la tua mano mi sfiorava, infatti, sentivo come alleggerirsi il peso sulle mie spalle...

E non dimenticherò mai il calore del tuo respiro, che la notte appena passata ero stato sveglio ad ascoltare, sul mio collo...

E non dimenticherò mai la morbidezza del tuo braccio, che sorreggeva con tanta grazia quanta forza il delirante peso della mia testa...

E non dimenticherò mai quei silenzi meravigliosi e terribili, interrotti solo dal tuo sussurrare nel buio...

E non dimenticherò mai la mia incapacità di pronunciare, in quei momenti, anche solo una parola...

E non dimenticherò mai il tuo odore, che ho respirato per quei lunghi, interminabili secondi...

E non dimenticherò mai la sensazione del cuore che mi scoppiava nel petto, sorpreso del trovarsi improvvisamente non più costretto dalle mie incertezze...

Soprattutto, non dimenticherò mai la calma che sentivo lentamente abbracciarmi, in quel momento di paradossale, lucida follia...

Fissato nella tua mente tutto questo, ti prego, non dimenticare mai, mai la promessa che voglio farti: non dovessi trovarlo in te stessa o in altri, mi impegno io a darti tutto quel che meriti, fino al limite ed anche oltre le mie possibilità...vedila come vuoi, con l'accezione più pragmatica o sofistica possibile, ma sii almeno certa di avere anche questa risorsa a disposizione...

L'unico problema è che, dovessi anche campare cent'anni, non credo che riuscirò a pareggiare ciò che sei riuscita a darmi fino ad oggi...

Perdonami...